Questa non è una bottiglia

Abbigliamento sostenibile? Plastica riciclata una delle migliori soluzioni.

Uno studio MadeBy certifica che il pet rinnovato sul territorio è tra i filati più sostenibili che si possano utilizzare. Scegliere la plastica riciclata vuol dire impedire che diventi un rifiuto e che venga utilizzato altro petrolio.

L’ormai celebre studio della Ellen McHartur Foundation ha stabilito che al ritmo odierno nel 2050 nel mare ci sarà più plastica che pesci. La plastica nell’ambiente non si biodegrada, ma si frammenta sempre di più diventando un inquinante che proprio nel 2017 ha dimostrato la sua presenza globale: Le Microplastiche.
Ad oggi, tutta la plastica prodotta al mondo, esclusa quella bruciata, è ancora presente sul pianeta.

plastica oceaniL’unico modo per gestire responsabilmente un materiale che è tra i più performanti mai utilizzati dall’uomo, è il suo uso intelligente.

Alcuni tipi di plastica possono essere infatti rinnovati (riciclati) un numero infinito di volte senza perdere proprietà e caratteristiche. E’ così che la plastica da “mostro”, con l’aiuto di una corretta raccolta differenziata, si trasforma nella soluzione più sostenibile che abbiamo (per produrre abbigliamento), proprio dal punto di vista ambientale.
L’impatto ridotto di un filato fatto con il PET riciclato meccanicamente è reso evidente da uno studio della Made-By, che analizza il ciclo di vita dei prodotti e delle loro fibre. Il risultato è che in prima classe si trovano il Poliestere e il Pet riciclati meccanicamente, insieme a canapa e lino biologici.
Il basso impatto ambientale della plastica riciclata e la necessità di gestirla in maniera più oculata sono sempre più condivisi, se da una parte c’è una necessità di educare all’economia circolare i cittadini, dall’altra c’è l’allarme inquinamento (di questi giorni le immagini sconvolgenti dell’isola oceanica di plastica): entrambi spingono ad adottare soluzioni immediate.
L’esigenza è ormai tanto importante che anche i grandi brand, per non perdere e/o conquistare nuovi segmenti di mercato, hanno iniziato a impegnarsi con campagne di responsabilizzazione e riduzione dell’impatto ambientale. Per esempio Adidas ha annunciato che è riuscita (il progetto in realtà è già di qualche anno fa) a vendere 1.000.000 di scarpe ottenute con la plastica riciclata sottratta agli oceani, la campagna #fortheoceans e il modello Parley sono il risultato di questo impegno.  Di questi giorni è anche il lancio di una campagna del principale competitor, la Nike. Sempre con lo scopo di promuovere l’economia circolare il famoso brand ci invita a partecipare ad un concorso: chi propone l’idea più originale realizzata con le Nike Grind (scarpe usate ridotte in pezzi e triturate) può vincere un montepremi molto consistente.
Questa non è una bottiglia
In Italia molte realtà (cresciute tantissimo negli ultimi 5/7 anni) sono impegnate in progetti ambiziosi, sempre più sostenibili, che utilizzano perfino filati ottenuti da residui organici di scarto!
Scegliere una produzione etica significa però mettere insieme la possibilità di lavorare il filato in maniera semplice, ottenendo un tessuto veramente performante, una produzione scalabile, standard e 100% Made in Italy.
L’uso di “filati da fibra naturale” (Canapa, Cotone, Lino, Bamboo) spesso perde di valore se questi sono difficilmente lavorabili su grandi quantità, se arrivano da paesi lontani (costi ambientali di trasporto) e paradossalmente i produttori di filati naturali italiani attualmente non riescono a realizzare forniture per lavorazioni industriali di scala. Anche la canapa biologica, incentivata con la legge 242 non incontra strutture industriali in grado di trasformarla su grande scala per il mercato tessile.

love plasticAbbigliamento sostenibile? Noi abbiamo scelto.

La decisione di Quagga di usare PET riciclato meccanicamente, raccolto sul territorio (bottiglie di plastica raccolte in Italia) deriva proprio da questa scelta: nostro obiettivo primario è utilizzare il tessuto con il minor impatto ambientale possibile, creando abbigliamento di qualità capace di soddisfare appieno le esigenze di vestibilità e performance e di essere contemporaneamente anche una reale alternativa eticamente orientata.
L’incontro con uno dei più agguerriti sperimentatori industriali in ambito di tessile, Andrea Taborelli (dell’omonima Tessitura Taborelli), ha contribuito a far si che il sogno diventasse realtà. La grande esperienza di questa industria storica del comasco, il tanto tempo dedicato alla ricerca e gli innumerevoli test (si pensi solo che tra i primi esperimenti ci fu anche quello legato alla certificazione ICEA del Life-cycle assessment, che per certificare il tessuto usato da noi “inventò” un nuovo ambito di certificazione, quello della moda sostenibile appunto), ci hanno permesso di arrivare ad altissimi livelli: un tessuto performante e adattabile alle esigenze dei diversi tagli della linea di moda Quagga.
Le nostre giacche, le polo, le felpe e tutti gli altri progetti sono diventati così, anno dopo anno, dei capi di alto profilo, sia in termini di vestibilità, che in termini di design e durevolezza. Felpe morbide come cotone e giacche di alto valore termico e grande resistenza all’usura. Uno style urban attento ai dettagli, per il segmento di prosumer più esigenti, i critical fashion, attenti fautori del cambiamento che credono fortemente nei valori etici e nella sostenibilità ambientale.
Ultimo arrivato in questa avventura di sostenibilità e design è proprio l’ambizioso tessuto Ecosoft, un materiale incredibile che al tatto sembra morbida lana cotta ed invece è tutto realizzato con plastica rinnovata. Un’altro dei traguardi Quagga che potrete vestire il prossimo inverno, con i nuovi modelli di taglio classico.

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