NON UTILIZZIAMO

Piume

Quagga non utilizza e non utilizzerà mai piume per i propri imbottiti. I soffici, caldi e leggerissimi piumini che il sistema moda ci presenta come “must” della stagione invernale in realtà nascondono verità agghiaccianti. Allevamenti intensivi, oche che a due mesi di vita vengono appese per il collo ed immobilizzate per il primo spiumaggio, inflitto da personale a cottimo che non si può permettere di lavorare con delicatezza ed asporta a volte anche lembi di carne. Quelle che sopravvivono al dolore ed allo shock subiscono un secondo spiumaggio dopo due mesi, poi un terzo ed un quarto, fino a quando vengono decapitate e macellate; le meno fortunate rimangono in vita, il loro calvario prevede l’ingozzamento forzato di cibo con un tubo che arriva fino allo stomaco, fino a quando il loro fegato diventerà enorme e malato, adatto dunque alla produzione del patè de foie gras.

Quagga è il primo Fur Free Retailer Certificato sul territorio nazionale in virtù della propria rinuncia all’utilizzo di qualsiasi prodotto o derivato di origine animale. Sono in molti a farci notare che le pecore devono essere tosate, per il loro benessere, per motivi di igiene e, dunque, a loro pieno vantaggio. Pochi invece sanno che la maggior parte della lana utilizzata nel settore dell’abbigliamento è di origine extraeuropea e viene acquistata alle aste internazionali; ciò rende impossibile identificare l’allevamento dalla quale proviene, quasi sempre in Australia o Sud America. In questi paesi ancora oggi moltissime aziende praticano interventi invasivi, brutali e dolorosi sugli animali tra i quali la limatura dei denti fino alla polpa, la castrazione senza anestesia, ed il terribile mulesing, pratica che consiste nello scuoiamento della zona perineale e della coda dell’animale per evitare che il vello venga sporcato dagli escrementi e per dissuadere le mosche dal depositare le loro uova tra la lana; la carne rimane viva e sanguinante, molti animali non sopravvivono al dolore ed alle infezioni. Inevitabilmente la produzione della lana richiede allevamenti intensivi, coercizione, sofferenza per milioni e milioni di ovini. In base alla propria filosofia antispecista, Quagga non considera per principio che le creature animali siano al servizio dell’uomo e delle sue necessità, a fronte di alternative decisamente valide; la vera bellezza non può prevedere lo sfruttamento di qualsiasi essere vivente.

Lana

Pellicce

Grazie ad efficaci campagne di sensibilizzazione i capi interamente in pelliccia animale non incontrano più l’apprezzamento del pubblico femminile, ma questo non significa che i produttori e gli esportatori di questo prodotto abbiano rivolto altrove la propria attività. Anzi. Ornamenti, rifiniture, inserti ed accessori in pelliccia ancora oggi sono considerati elementi di pregio indispensabili nelle collezioni di lusso, dimenticando che questo comporta una sofferenza orribile ed inutile per milioni di animali allevati in condizioni indescrivibili, bastonati, scuoiati spesso ancora vivi. Un comportamento criminale che Quagga ha deciso di contrastare con tutte le energie di cui dispone, sostenendo attivamente la LAV, Lega Anti Vivisezione Italiana, nelle sue battaglie volte alla cessazione di questo terribile mercato di morte.

È un tessuto naturale con caratteristiche eccellenti, soprattutto per le fodere interne dei capi. Ma 1500 bachi da seta devono morire per immersione in acqua bollente, solo per fare 100gr di seta.
Ne vale la pena?

Seta

Fibre artificiali

Le fibre artificiali si ottengono per estrusione di cellulosa (ricavata dal legno, dal cotone, dal mais e da altri vegetali) o da proteine (caseina del latte trattata in soluzione di soda caustica). Quelle più note sono la viscosa (o rayon), il cupro (o bemberg), il Modal, il Lyocell. Anche se il processo per produrle non è particolarmente ecologico, queste fibre sono biodegradabili e possono essere considerate una alternativa abbastanza sostenibile ai tessuti naturali in quanto generate da materie prime rinnovabili. In seguito ad accurate indagini di laboratorio abbiamo testato e trattato alcuni tessuti artificiali con ausiliari impermeabilizzanti, ma i risultati non sono stati incoraggianti: questi tessuti, che per la loro consistenza serica pregevole sono generalmente indicati per la confezione di abiti, camicie, foulard, biancheria intima e fodere interne, hanno invece dimostrato la loro scarsa idoneità per l’utilizzo esterno nei capi spalla protettivi, soprattutto per la loro limitata resistenza alle abrasioni ed agli stress meccanici ed alla inadeguata stabilità dimensionale in ambienti con elevata umidità.

Sono fibre prodotte da polimeri ottenuti da composti derivati dal petrolio. I tessuti sintetici (nylon o poliammide, acrilico, poliestere) sono in assoluto i più utilizzati nel settore tecnico-sportivo: hanno costi molto contenuti, eccellenti qualità protettive e sono disponibili sul mercato con infinite varietà di aspetto e consistenza. Purtroppo la loro stabilità e resistenza sono tali che sono destinati ad inquinare le discariche del globo per i secoli a venire; sono inoltre composte da sostanze chimiche non esistenti in natura ma sintetizzate ex novo, la reazione che potranno determinare sugli organismi animali e vegetali si potrà stabilire solo tra una o due generazioni, così come il loro effetto sull’organismo umano: moltissimi studi imputano a queste sostanze ed ai coloranti utilizzati reazioni di rigetto ed allergie.

Fibre sintetiche

Nastri e paillettes

La concorrenza spietata tra i brands e la crescente offerta di accessori complementari provenienti dall’oriente a prezzi stracciati contribuiscono alla imponente diffusione dei vari ammennicoli e gadgets che ornano e completano le collezioni moda. Queste personalizzazioni, sempre superflue, nascono come elementi di distinzione per potenziare la riconoscibilità del marchio, testimoniare la sua propensione alla ricerca ed alla cura dei dettagli e, infine, stimolare il pubblico all’acquisto. Il risultato è garantito: molti consumatori non riescono infatti a sottrarsi al luccicante fascino magnetico di lustrini e paillettes cinesi, falsi swarovski coreani e canottiglie indiane. Il fiorente mercato degli accessori “civetta” ha però conseguenze che andrebbero prese in esame, considerando che questi vengono prodotti quasi sempre in contesti privi di giustizia sociale, con lavorazioni insalubri e dannose per l’uomo e l’ambiente. In una economia globale che non può più permettersi di utilizzare inutilmente materie prime importanti, è opportuno stabilire nuovi criteri di estetica, capire che la moda tradizionale non è più di moda.
Per questo abbiamo disegnato la nostra collezione rinunciando ad inutili orpelli, contenendo gli sprechi, riducendo le lavorazioni ed ottimizzando le risorse: la Moda Responsabile nella quale crediamo sottintende sobrietà, innovazione, riduzione, contenuto.